domenica 8 gennaio 2017

Postmortem: Beyond Good & Evil

In questa retro-recensione voglio spiegarvi perchè, secondo me, Beyond Good & Evil è un titolo che ogni videogiocatore di vecchia data che si rispetti, dovrebbe aver giocato. Riscopriamo quindi insieme un piccolo capolavoro d'altri tempi, nel suo genere.


  



Beyond Good & Evil è uno di quei videogiochi che per fama ha sempre attirato la mia attenzione, ma a cui non mi sono mai avvicinato. Uscito nell'ormai lontano 2003 per PS2, GameCube, XBox, PC e recentemente rimasterizzato in HD, questo gioco è stato uno di quei casi in cui il successo da parte della critica non è andato di pari passo con le vendite. In pratica, per quanto sia piaciuto a chi l'ha giocato e alle testate giornalistiche del settore, non se l'è calcolato quasi nessuno. La colpa sembra essere imputata direttamente alla casa di produzione del gioco, Ubisoft, che al momento dell'uscita ha preferito concentrare le sue energie su "Prince of Persia e le sabbie del tempo". Come quest'ultimo, anche  Beyond Good & Evil (da ora in avanti abbreviato BG&E, per favore) doveva far parte di un franchise tutto nuovo e per questo venne creato come primo capitolo di una trilogia, putroppo mai portata a termine. Io stesso, lo ammetto, ai tempi avevo snobbato il titolo, non riuscendo a capire bene di cosa si trattasse e che tipo di gioco fosse. In molti me lo consigliavano, le riviste ne parlavano bene, ma ai tempi non c'era Youtube e i suoi video di gameplay con cui farsi un'idea generale del gioco, quindi si andava più a sentimento ispirati dall'immagine di copertina della confezione sullo scaffale. Bei tempi andati! Ok, finito il momento amarcord.

Di cosa stiamo parlando?


Recuperare BG&E dopo ben tredici anni dall'uscita e giocarlo ai giorni nostri, dove ormai la quailità grafica e il framerate sono i parametri di giudizio fondamentali per definire la qualità di un gioco (si, il tono è un po' polemico) non è stato inizialmente facile. Tuttavia vorrei fin da subito dire che ne è valsa assolutamente la pena. La sorpresa più grossa forse è stata la trama. Di cosa diamine parla questo gioco, mi chiedevo. Ebbene, siamo di fronte ad un gioco fantascientifico che si ambienta nell'immaginario pianeta di Hillys, un mondo pacifico che sopravvive principalmente attraverso l'industria mineraria, popolato da razze aliene dai tratti somatici animaleschi differenti.
Da secoli, questo mondo subisce attacchi da parte di una strana razza aliena, i Dom'Z di cui non si capisce la provenienza. Il governo del pianeta, ormai alle strette, richiede dunque l'aiuto di una forza militare, le Squadre Alpha, per sostenere i continui e incessanti attacchi alieni. Tuttavia, l'enorme influenza che l'organizzazione ha acquisito, ha fatto insospettire alcuni abitanti che hanno cominciato ad indagare, per conto loro, sulle Squadre Alpha, organizzandosi in una rete clandestina nota come IRIS. Ed è proprio durante uno di questi attacchi alieni che inizia il gioco, facendovi impersonare quella che sarà l'eroina, Jade, accompagnata dallo zio Pey'j, un maiale antropomorfo che vi farà da spalla e a cui ben presto vi affezionerete. 

Credits: oldreality.blogspot.it

Fin da subito il gioco vi fa capire tutto il suo stile, catapultandovi in un primo scontro con gli alieni in cui controllerete Jade e sarete accompagnati da Pey'j, come personaggio secondario durante il combattimento. L'azione, accompagnata da una ritmata musica fantascientifica, è caratterizzata dalla semplice pressione di pochi tasti: un tasto per attaccare, uno per schivare e uno per interagire con il vostro compagno. Un sistema di combattimento ridotto all'osso, che però ben si adatta alla dimensione generale del gioco, che concentra tutto sulla varietà piuttosto che sulla quantità. Il compagno che vi seguirà durante l'avventura vi servirà come aiuto durante i combattimenti, in quanto possiede anch'egli una barra vitale (se muore perderete la partita) e attaccherà i nemici usando la propria intelligenza artificiale. Durante le fasi più platforming, invece, vi servirà per compiere tutte quelle azioni che da soli non riuscireste a fare, come ad esempio sfondare determinate porte o premere interruttori non raggiungibili da voi. Queste fasi sono piuttosto statiche e mi hanno ricordato un pochino i vecchi Tomb Raider (da cui secondo me un minimo di ispirazione l'hanno tratta). Non è presente un tasto salto ma semplicemente le azioni di salto o scalata si attiveranno automaticamente raggiunto il bordo di una superficie che le permette.

Varietà prima di tutto


Le capacità di Jade non sono solo combattive, lei infatti è una fotoreporter privata che si guadagna da vivere facendo foto alla fauna del pianeta. Esplorando le varie aree incontrerete tante specie aliene differenti che potrete fotografare liberamente con la macchina fornitavi all'inizio del gioco. Per ogni foto scattata ad una razza differente vi verranno dati dei soldi da poter spendere nei negozi e potenziare il personaggio o comprare oggetti. Inizialmente, questo lato del gameplay è quasi superfluo e lasciato più per divertimento che altro, tuttavia per procedere verso il finale del gioco sarà necessario ottenere almeno un tot di fotografie. Altra particolarità del gioco sono le fasi di guida. Per muovervi da un posto all'altro utilizzerete un piccolo hovercraft che vi farà attraversare la mappa, le cui location sono raggiungibili solo navigando tramite questo mezzo. L'hovercraft è in grado di sparare, infatti dovrete affrontare alcuni nemici a bordo di quest'ultimo, e potrete anche potenziarlo. Facoltative ma divertentissime sono le corse a bordo dell'hovercraft. Potrete gareggiare in puro stile "corse degli sgusci" (chi ha visto Star Wars Ep1 sa a cosa mi riferisco), sfrecciando contro altri concorrenti lungo i tracciati a disposizione. Insomma, un miscuglio di elementi di gameplay differenti ben congegnato e vario al punto giusto. Difficile riuscire a catalogarlo ad un genere, se non un generico "Azione/Avventura". Eppure gli elementi presenti sono molti. Dalle sezioni più platforming, a quelle più puzzle, fino a quelle puramente stealth, che andranno a caratterizzare soprattutto la seconda metà del gioco. Queste fasi stealth consistono principalmente nello spostarsi dal punto A al punto B, cercando di non farsi vedere dai nemici ed evitando eventuali ostacoli pericolosi.


Credits: technobuffalo.com

Il lato tecnico che più è stato difficile da mandare giù è stato la realizzazione della camera. Non credo sia solo un problema di età del titolo, anche giocandolo al suo tempo gli insulti a quella maledetta camera ballerina, che il più delle volte si incastra e non capisci più cosa sta succedendo, sarebbero fioccati a non finire.

Unico nel suo genere

Ciò che più rende unico questo titolo è il character design realizzato da Ubisoft, che da questo punto di vista riesce sempre a colpire nel segno. Ogni personaggio è iconico e ve lo ricorderete sia per le sue particolarità fisiche, un po' cartoonesche se vogliamo, sia per la suo carattere incisivo. Ad una prima occhiata, sia per la caratterizzazione generale, sia per la difficoltà non particolarmente elevata, questo gioco può sembrare adatto ad un target più giovane, tuttavia la trama ha risvolti piuttosto maturi capaci di catturare anche i più grandicelli. Mi ricorda un po' le opere Disney, apparentemente indicate ai più piccini, ma con una morale di fondo che solo un adulto può apprezzare.
Una cosa che non mi aspettavo, per un titolo dell'epoca, è la difficoltà perfettamente calibrata. Il gioco presenta parecchi punti di salvataggio piazzati nei posti giusti all'occorrenza e un sistema di checkpoint che fa riprendere l'azione di gioco dal punto in cui si era interrotta una volta morti. Questo rende tutto più fluido e scorrevole, evitando la frustrazione che si riscontrava in parecchi titoli dell'epoca.
Il comparto sonoro è degno di nota, con una soundtrack che varia continuamente a seconda delle situazioni. Proprio mentre scrivo, sono accompagnato dai suo brani che alternano un rilassante ambient a tracce decisamente più ritmate e particolari. Sconsigliatissimo, invece, è il pessimo doppiaggio in italiano, che caratterizzava i titoli Ubisoft dell'epoca (ma anche tutt'oggi direi). Per favore, mettete l'audio inglese, pazienza se anche i testi lo saranno, vi assicuro che ne vale la pena.


In conclusione...


Beyond Good & Evil, giocato oggi, non è forse per tutti. Riuscire a passare sopra ad un comparto tecnico vecchio di più di dieci anni, sia dal punto di vista grafico che dal punto di vista del gameplay, può non essere facile. Per chi avesse anche un solo un pizzico di curiosità, il mio consiglio spassionato è quello di correre a provarlo. A mio parere rimane una di quelle piccole pietre miliari dell'epoca. Uno di quei giochi che concentrava tutti i suoi sforzi nel narrare una trama coinvolgente, con personaggi che lasciano il segno, una colonna sonora unica e tanti elementi caratteristici che lo contraddistinguono. Una cosa che al giorno d'oggi non si ha più il coraggio di fare, poichè significa sacrificare in parte il gameplay, scontentando chi ormai pretende che ogni gioco debba essere open world e avere missioni secondarie (nonostante sia evidente che siano inserite giusto perchè la gente non si lamenti). Un vero peccato, perchè tra tutti i giochi a cui ho giocato in questo 2016, questo è uno di quelli che mi è rimasto più impresso. 

Nessun commento:

Posta un commento