martedì 13 settembre 2016

Giocare a The Witcher: ne vale la pena?

Vale la pena di giocare il primo The Witcher, dopo tutti questi anni, soprattutto per chi ci si avvicina per la prima volta? Scopriamolo insieme in questa mia personale prima esperienza con il franchise.









The witcher 3 è stato definito un capolavoro da critica e pubblico, vincendo svariati premi tra cui "Miglior gioco dell'anno" (2015). Detto ciò, perchè non l'ho ancora giocato? Di solito per questi tipi di giochi molto lunghi, che richiedono impegno e dedizione, si usa la solita scusa del "non ho tempo, il lavoro, lo sport, le cose da fare...". In questo caso però è diverso. Le mie turbe psichiche, secondo le quali tutto deve andare per ordine e deve avere un filo logico, mi impediscono moralmente di avvicinarmi ad un titolo, se questi non è il primo della serie. Anche con i film e i libri mi succede, per esempio prendiamo l'ultimo Mad Max: sapevo benissimo fosse slegato dai precedenti e si potesse gustare anche senza averli visti, però niente. Mi sono dovuto vedere i tre film precendenti e, solo e soltanto allora, mi sono sentito con la coscienza a posto, pronto per vedere quello nuovo. Uscito Dark Souls 3? Si, ma mica ho giocato quelli prima. E se poi mi perdo qualcosa della trama? Se poi non sono a conoscenza dei particolari che mi fanno gustare a pieno i personaggi? Ecco, il ciclo si ripete con The Witcher. Come avrete capito, non ho giocato i primi due. Al solito, mentre tutti si godono il capolavoro appena uscito, io e i miei disturbi mentali stiamo giocando ad un gioco di dieci anni fa, con la speranza di finirlo e arrivare finalmente al passo coi tempi. Ma ne vale veramente la pena, vi starete chiedendo? Vediamolo insieme.

The Witcher, un action RPG open world uscito nell'ormai lontano 2007 (mannaggia la vecchiaia...), è il primo capitolo della saga creata dalla software house polacca CD Project RED e disponibile solo per PC (Steam, GOG). Il gioco fu accolto bene dalla critica e anche dal pubblico, pur non essendo privo di difetti tecnici che ne minavano la giocabilità. Per questo, gli sviluppatori decisero di rimettere mano al gioco e un anno dopo rilasciarono una mega patch, detta anche Enhanced Edition (venduta ormai standalone come edizione base) che sistemava la maggior parte dei problemi. Ed è proprio questa che sto giocando in questo periodo.
Non avendo ancora giocato il secondo e il terzo non posso fare paragoni, vi farò un'analisi più da verginello diciamo.


Il protagonista è Geralt, dai trailer direi che è sempre lui anche in quelli successivi, un Witcher appunto. Per i profani, come me, un Witcher è una razza, i cui individui hanno delle sembianze perfettamente umane e come compito primario esistenziale hanno l'annientamento di tutte le mostruose e malvage creature che si annidano nel mondo. Insomma, se c'hai i tentacoli e grugnisci, te rompo er culo a prescindere, è il mio istinto che mi obbliga.
Il gioco si divide in capitoli, cinque per l'esattezza, che portano ad una longevità di circa 35 ore per la main story. Il bello della storia è che cambia leggermente a seconda delle decisioni che prendiamo durante il gioco. Ancor meglio, l'effetto di una decisione avrà peso molto più avanti nel tempo, rendendo difficile il trucchetto del "carico la partita se ho preso la decisione sbagliata". Quindi sempre attenti a quello che decidete di fare. La trama è solida, conivolgente e matura. Merito anche della caratterizzazione dei personaggi, soprattutto di Geralt, che li rendono apprezzabili e approfonditi. A proposito di cose mature, in questo gioco potrete intraprendere relazioni amorose con i personaggi femminili che incontrerete man mano. Insomma, cercherete di portarvele a letto il più possibile e addirittura vi verrà data una card speciale nel caso riusciate nell'impresa. Come a simboleggiare un'altra tacca sulla moto del nostro buon vecchio Geralt.
Fin qui tutto bene quindi, ma ecco che subito si avverte quell'odore di stantio, di vechiume: la meccanica punta e clicca che tanto andava di moda negli rpg di dieci anni fa. Intendiamoci, non che io non sopporti questo tipo di meccanica, in cui prevale l'uso di mouse + tastiera e per muovere il personaggio si deve cliccare in giro, tuttavia su un gioco del genere un po' stona. Soprattutto visti i capitoli successivi, decisamente più action. C'è, tuttavia, la possibilità di adottare una visuale più action: la camera si posiziona alle spalle del protagonista e ci si muove con i classici WASD. La cosa veramente scomoda è che così però si perde il controllo delle azioni sulla gui, che in combattimento sono abbastanza utili, soprattutto perchè le shortcut da tastiera non sempre sono di grande aiuto. Anche il combattimento è una variante del click sfrenato sui nemici alla Diablo. In pratica si deve cliccare sul nemico continuamente ma al momento giusto, in modo da compiere una sequenza continua di attacchi che verrà interrotta nel caso si clicchi al momento sbagliato. Insomma, dà proprio l'idea di un'indecisione a livello di game design, quando si dovevano impostare le meccaniche. Da un lato una parte più action, che però mal si sposa con la gui, dall'altra una meccanica punta e clicca che però non rende a pieno l'azione di gioco. E ci si ritrova il più delle volte a saltare continuamente da una all'altra. Ah, questo è il motivo principale per cui in questo gioco il joypad non è supportato. Sappiatelo, amanti delle console.



Una cosa che ho adorato, però, è quanto conti veramente l'alchimia. C'è, si, la possibilità di inziare il gioco scegliendo una modalità "facile" in cui si può farne a meno, però non l'ho voluta provare. A prescindere. Qui, le pozioni da creare e che vi porterete appresso avranno un ruolo fondamentale nei combattimenti. Per crearle, inoltre, avrete bisogno di erbe particolari che potrete raccogliere in giro o comprare. Il fatto è che se non si conosce un determinato ingrediente, non lo si può nemmeno raccogliere. Bisogna pertanto documentarsi a dovere cercando o comprando i libri di alchimia corretti che, una volta letti, aggiungeranno le voci sugli ingredienti al vostro inventario permettendovi di raccoglierlo. Stessa cosa dicasi per i mostri. Dovrete leggere i bestiari e raccogliere conoscenza a sufficienza per scovare i punti deboli di un mostro e anche perchè questi vi lasci l'oggetto giusto alla sua morte. Tutto ciò rende davvero l'idea del cacciatore, del Witcher, che attraverso la sua esperienza e il suo sapere affronta e sconfigge le bestie che infestano il suo mondo.



Per il resto siamo alle meccaniche classiche rpg: il personaggio sale di livello tramite esperieza e acquisisce talenti e abilità da sbloccare ogni volta. Le sotto-quest sono molte e per trovarle bisogna impegnarsi nell'arte della conversazione, anche con i personaggi che sembrano essere di totale inutilità.Il mondo non è del tutto open come invece sembra essere nel terzo capitolo. Le aree sono abbastanza grandi ma comunque limitate e ho trovato davvero odioso talvolta l'espediente del "recinto che blocca il passaggio" solo per obbligarti a fare più strada. Ecco, questa è roba vecchia, a cui ormai non siamo più abituati. Delle pianticelle e dei sassi che ti bloccano il passaggio perchè la mappa altrimenti sarebbe troppo grossa da tenere in memoria. Espedienti da vecchia generazione.


Dal punto di vista grafico il gioco comunque non soffre particolarmente i suoi anni. Sicuramente di passata generazione, tuttavia il motore di gioco supporta il ciclo giorno/notte con annessi effetti atmosferici, il tutto in tempo reale. Vi basterà un PC un minimo prestante per godervi il titolo al massimo delle prestazioni e con un framerate costante a 60fps. La cosa che mi ha lasciato perplesso è il riutilizzo delle mesh senza pudore. Vi faccio un esempio. I luoghi che visiterete nel gioco sono sempre abbastanza popolati e questo rende bene l'idea di un mondo vivo e a sè stante. Tolti però i personaggi fondamentali per le quest, gli altri sono tutti ripetuti per ogni classe sociale. Le signore anziane, i barboni, le prostitute, ecc. li vedrete sempre con la stessa mesh, al massimo con un diverso colore del vestito.


Questa è stata quindi la mia esperienza postuma con The Witcher. In risposta alla domanda che dà titolo al post posso dire: tipicamente ne vale la pena, però dipende. Dipende da quanto si è disposti tollerare meccaniche ormai vecchiotte, con cui dovrete convivere per almeno una trentina di ore data la longevità del gioco. Aggiungiamo anche l'obbligo di usare mouse e tastiera, nonchè il fatto di doverlo giocare solo su PC e avremo tagliato già una larga fetta di videogiocatori. Se questo non vi spaventa e se ancora non avete provato i seguiti, vi consiglio caldamente di dargli una possibilità. Sono sicuro che non vi lascerà indifferenti.

Nessun commento:

Posta un commento