lunedì 25 aprile 2016

La mia opinione su Dark Souls


Oggi vorrei raccontarvi perchè Dark Souls è un titolo che ha rubato più di un'anima, compresa la mia. E se avrete la pazienza di affrontarlo, capirete il perchè. Sedetevi, anzi, inginocchiatevi con me di fronte a questo bel falò mentre vi racconto la mia su questo titolo che mi sta ossessionando. E insieme ravviviamo la fiamma.





Ebbene si, è da poco uscito Dark Souls III e io sono ancora fermo al primo. Che volete che vi dica, ho i miei ritmi ad una certa età (quasi trent'anni ormai) e a certe cose ci arrivo dopo. In realtà è da parecchio tempo che questo titolo è entrato a far parte della mia libreria ma in un modo o nell'altro non riuscivo a giocarci. Direi, anzi, che proprio non riuscivo a capirlo. Come mai -mi chiedevo- un titolo così frustrante, quasi privo di trama e con meccaniche legnose sta appassionando così tanta gente? Si tratta davvero solo dell'elevato grado di sfida che magari avvicina i giocatori più anzianotti, nostalgici di morti facili per un salto sbagliato? Oppure c'è qualcos'altro, qualcosa di oscuro che mi sfugge e si nasconde dietro al terrificante quanto maestoso design dei nemici e dei boss del gioco? Ecco, la verità è che, semplicemente non capivo. Ma andiamo con ordine.




Chi di voi non ha sentito parlare di Dark Souls, quantomeno per la sua estrema difficoltà? Erede spirituale di Demon's Souls, capitolo uscito in esclusiva per PS3, questo gioco ha spopolato in rete anche grazie agli youtubers che pubblicavano i gameplay delle loro morti più disparate. Si tratta, per chi non lo sapesse, di un titolo action rpg in terza persona con ambientazioni medievali dark fantasy. Un sacco di belle parole, capaci di attrarre i videogiocatori più golosi del genere e di respingerli dopo la prima ora di gioco a calci negli zebedei.
Badate bene, ci sono giochi in cui basta alzare anche di poco la difficoltà e il tutto si trasforma in un incubo. Qui però si sta parlando di un titolo che nasce difficile ed è pensato in tutto e per tutto per essere tale. Un titolo in cui, per esempio, non si può mettere il gioco in pausa o nemmeno salvare quando si vuole. Il gioco salva sempre e comunque, sia che voi abbiate fatto la cosa giusta o sia che vi siate andati a ficcare in una situazione di morte certa. I punti di respawn (i falò) sono ben distanti tra loro e molte volte nascosti, se morirete preparatevi a rifare parecchia strada. Inoltre, dopo la morte, vi ritroverete privi di tuti i punti esperienza che avevate faticosamente accumulato nelle ultime ore. C'è la possibilità di tornare sul luogo della propria morte per cercare di riprenderli, ma se nel farlo si icappa nuovamente nella morte li si perde per sempre. Potete immaginare la quantità di epiteti associati ad una divinità a caso che sono usciti dalla mia bocca in quelle occasioni. Spero inoltre che ve la caviate bene con l'orientamento, perchè non è presente una mappa di gioco e i luoghi da esplorare sono tanti e ben intricati. Insomma, le premesse per una scomunica ci sono tutte e volendo potrei elencare altro, ma credo basti così per iniziare.
Quindi, perchè nelle ultime settimane non riesco a parlare d'altro se non di Dark Souls e sono qui ora a parlarne con voi, mentre nelle mie orecchie suona melodiosa la colonna sonora del gioco?

Come vi dicevo all'inizio, non capivo. Mi sono soffermato alla superficie, ostacolato dalla frustrazione per le continue morti. Più volte ho pensato di disinstallarlo, di smettere del tutto ma in qualche modo dovevo proseguire, dovevo capire. Ogni morte non era una punizione, piuttosto un modo (sadico, certo) per lasciarti intendere che quello non era il modo giusto di procedere. Che, semplicemente, non avevo l'equipaggiamento corretto, non dovevo andare da quella parte o non dovevo usare quella tattica per battere quel boss. Sembra strano ma se si guarda al game over come ad una parte naturale del gioco, se lo si vede più come una continuazione del filone piuttosto che ad un ricominciare da capo, tutto prende senso. Da qui, tutto in discesa. Certo, una discesa lastricata di trappole mortali e calci nei genitali ma quantomeno mi era tutto chiaro.



Ho capito che la mancanza di una mappa di gioco non è per disorientarti, piuttosto per rendere l'esperienza meno guidata e su binari, come invece accade per quasi tutti i titoli del momento. Le aree di gioco sono logicamente ben collegate ed il fatto di sforzarsi a disegnare mentalmente una mappa ti coinvolge molto di più. Ti ritrovi a pensare anche mentre non stai giocando a dove doveva portare quella porta o dove dovresti trovarti una volta superato quel cancello. Ho capito che non si deve equipaggiare l'ultima arma o armatura trovata solo perchè è più forte ma bisogna badare bene agli effetti collaterali, soprattutto a come influenza il peso dell'equipaggiamento che si indossa. La trama stessa del gioco può facilmente sfuggire. Essa non viene raccontata tramite dialoghi o lunghe scene di intermezzo. Assistiamo ad una narrazione abbastanza lunga quanto intricata nel prologo e poi basta. Nient'altro. Si può tranquillamente completare il gioco senza più badare a quello che sta succedendo. Perchè la vera storia si cela all'interno delle descrizioni degli oggetti che troviamo in giro, dietro ogni dialogo che dovremmo andare noi di nostra sponte a intraprendere con i pochi personaggi presenti. E solo chi avrà la pazienza di cercarla ed ascoltarla riuscirà a comprenderla e, perchè no, apprezzarla.
Per non parlare poi del design: i boss di questo gioco sono tra i più terrificanti e al contempo maestosi che abbia mai visto. Riescono ad esprimere efficacemente l'impotenza e il senso di inesorabilità che il giocatore prova quando li affronta.


Non è un gioco esente da difetti comunque. I controlli non sempre rispondono come dovrebbero e il sistema di collisioni fa spesso cilecca, con il risultato che si viene colpiti anche quando era praticamente impossibile che ci fosse stata una collisione. Per non parlare poi della camera che si incastra nei muri o nelle mesh dei nemici impedendoti a volte di capire cosa sta accandendo e facendoti morire. In molti giustificano queste cose come se fossero delle features per rendere il gioco ancora più difficile. Lasciatevelo dire, da uno che i bug li conosce ben bene (ce ne metto a sufficienza nei miei, di software): i bug non sono features! E questo vale anche per Dark Souls. 


Insomma, non è un gioco per tutti e sicuramente richiede parecchio tempo da dedicarci, ma è proprio questo il bello. Era da tanto che non mi sentivo così immerso in un gioco ed è per questo motivo che non riesco più a smettere di pensarci. Si, sembra quasi una relazione morbosa ma in questi ultimi anni, in cui il tempo per giocare è sempre meno e i giochi pur di vendere bene sono sempre più "adatti a tutti", trovare un titolo che davvero ti prenda fino in fondo come quando ero giovincello è veramente difficile.

Mi piacerebbe avere anche una vostra opinione in merito :)

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